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Barcellona dichiara guerra ad Airbnb

Dopo San Francisco e Berlino anche in Spagna tempi duri per il portale

di Flo D'Alessandro 13 agosto 2016

Tempi duri per Airbnb. Dopo San Francisco e Berlino anche Barcellona decide che è tempo di dichiarare guerra alla piattaforma online che propone ‘soluzioni alternative’ e super economiche per il soggiorno in città.
A fare la voce grossa è stato il sindaco del capoluogo catalano Ada Colau, la pasionaria di Podemos. Seconda la ‘prima cittadina’ di Barcellona Airbnb alimenta un fenomeno che non sta facendo bene al turismo spagnolo. Sarebbero migliaia, ormai, gli appartamenti turistici illegali che sfuggono ad ogni controllo e non fanno altro che creare confusione e malcontento nell’industria turistica delle grandi città della Spagna.

La Colau, che già aveva varato un piano economico di oltre un milione di euro per monitorare e colpire il fenomeno, ha lanciato un appello in Tv e sui Social, e in breve tempo ha raccolto circa 400 denunce. In pochi giorni, a Barcellona, 256 appartamenti sono stati chiusi e per Airbnb, ma anche per il portale HomeAway, è arrivata una multa di 60mila euro.

La querelle ruota intorno all’obbligo di licenza per queste nuove soluzioni ricettive. Per affittare una stanza, insomma, c’è bisogno di una registrazione che va segnalata su tutti gli annunci di appartamenti in affitto. I siti che ospitano questi annunci hanno l’obbligo di controllare se i proprietari di casa posseggano o meno la licenza.

A San Francisco, dove è nato il portale, per arginare il fenomeno si era deciso di stabilire un tetto minimo d’affitto, fissato ad almeno 75 notti l’anno. Nella convinzione che gli affitti a breve termine danneggiavano il mercato immobiliare della città. La proposta venne contesta e non se n’è fatto più niente.
A Berlino la guerra ad Airbnb, invece, è stata molto più dura e intransigente. Per fittare anche solo un posto letto c’è bisogno di un’autorizzazione preventiva.E i trasgressori rischiano fino a 100mila euro di multa. Naturalmente verrà perseguito anche chi pubblicizzerà questi affitti illegali.
Insomma, la sensazione è che per le vacanze in economia o si faranno le cose in regola, o non ci sarà più troppo spazio.
Eppure Airbnb oggi vale 30 miliardi di dollari ed è la seconda startup più valutata negli Stati Uniti.
Nel 2015 ha raccolto un miliardo e mezzo di dollari e solo agli inizi del 2016 ha già toccato quota un miliardo.

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