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Couchsurfing, viaggiare senza un soldo

Ecco la filosofia di vita più trendy che c'è, ecco come nasce la passione di 'surfare sul divano'

di Sonia T. Carobi 5 agosto 2016

Non avete un euro e avete deciso di andarvene in Tibet per qualche mese? Perfetto, se vi sta bene dormire su un divano, magari condividendo la stanza con un ex gestore di un pub di Berlino, una sventola di Madrid e un tranquillo lama tibetano, avete una sola soluzione adottabile. Si chiama Couchsurfing (surfare sul divano), ed è il modo di viaggiare più trendy del momento. Gratis, conoscendo migliaia di persone come voi, condividendo esperienze e sacrifici, storie di viaggio e passati da dimenticare.
Nel mondo, ormai, quattro milioni di persone, hanno deciso che fare couchsurfing è la cosa più bella che c’è. E in poco tempo hanno trasformato un’idea semplice semplice in una comunità che si diverte, progetta idee ed eventi e gira il mondo senza la gabbia dei tour per turisti da Gioconda, Moulin Rouge alle 4 di pomeriggio, pizza sulla Senna e poi tutti a nanna.

Casey Fenton
La storia cominciò per caso sette anni fa. Era il 1999. E un tizio di Conway, nella Contea di Carroll, nello stato del New Hampshire, squattrinato, ma intraprendente, decise che doveva andare a farsi un viaggio in Islanda. Non c’aveva un dollaro, il giovanotto. E pensò bene di scrivere 1500 mail a tutti gli studenti che si ostinano a vivere nei ghiacciai ad un passo dalla Groelandia. “Sono tizio e caio, e non c’ho un soldo. Mica mi ospitate a casa vostra che vorrei tanto vedere se fa più freddo nel frigorifero che fuori?”. Detto fatto. Gli risposero in centinaia. “Si vieni, vieni. Ho un divano libero, ho la cuccia del cane, ho il garage che abbiamo tolto le stalattiti solo da qualche giorno”. Fu così che Casey Fenton partì dal suo paesello negli States e coronò il suo sogno: vedere l’Islanda aggratis.
Inutile dire che quello che accadde dopo è la storia di un successo lento ma inesorabile.
Casey creò un sito per scambiarsi ospitalità e inizialmente non se lo filò nessuno. Seimila follow, considerati anche un po’ fuori di testa. L’anno dopo di ‘seguaci’ ce n’erano 45mila. Oggi sono quattro milioni. E Casey Fenton ha dovuto trasformare la sua attività in una vera e propria holding della share economy.

Pericoli? Tutto sotto controllo
E’ pericoloso? Se lo chiedono tutti. Lo è stato, all’inizio. Quando si registrò anche un brutto episodio di una ragazza stuprata dal suo ospite. Dopo i surfer hanno fatto quadrato e stanno difendendo con i denti la sicurezza di un’idea meravigliosa.
Ci sono migliaia di Gruppi su Facebook, si posta, si condivide, si racconta. Non si è mai veramente soli. E poi i vari siti che fanno couchsurfing hanno intrapreso una vera e propria battaglia agli account falsi. Il surfer è ‘schedato’ ed è difficile che non si riesca a risalire al suo reale profilo. Inoltre c’è la possibilità di controllare le valutazioni assegnate alla fine di ogni esperienza di viaggio, magari contattando in privato un utente che è già stato ospitato nel posto che scegliete.
Insomma, un esperienza di vita all’insegna della libertà e dell’amore per i viaggi. Basta solo avere un po’ di spirito di sacrificio e tanta voglia di conoscere città e persone.
Ci sono molti siti che si occupano di scambi di ospitalità. Per cominciare vi conviene quello ufficiale. Il Couchsurfing.com di Casey, e almeno vi fate un’idea del fenomeno. Poi decidete di chi fidarvi.

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